Can Yaman, le dichiarazioni: Sandokan, la fama e il mestiere

Ritratto di Can Yaman

Da Adnkronos al Taormina Film Festival, da Vanity Fair a un festival salernitano: le frasi che l'attore turco ha detto ad altre testate, rimesse in fila con le loro fonti.

Nell'ultimo anno Can Yaman ha parlato molto, ma quasi sempre altrove: ad Adnkronos, dalle poltrone del Taormina Film Festival, davanti al pubblico di un festival in provincia di Salerno, sulle pagine di Vanity Fair. Qui abbiamo rimesso in fila quelle dichiarazioni, tutte già pubblicate da altre testate e riportate con la loro fonte. Non è un colloquio con Soap World: è una rilettura di cosa l'attore ha detto, e a chi.

«Il ruolo della mia vita»

Il punto di partenza è Sandokan, la serie Rai che ha spostato Can Yaman dalla televisione romantica al racconto d'avventura. Ad Adnkronos, in un'intervista pubblicata nel settembre 2025, l'attore l'ha definita senza mezzi termini: «Sandokan è il ruolo della mia vita. È un personaggio che capita a pochi nella carriera di un attore. E per me, essere straniero, ed essere stato scelto per un ruolo così importante per gli italiani è un grande onore».

Alla stessa agenzia ha raccontato anche la parte meno fotogenica della preparazione, quella fisica: «Dovevo dimagrire 10 kg in 30 giorni. È stato un mese durissimo, quasi deprimente. Ma l'ho fatto. Sapevo che un giorno sarebbe arrivato il momento di Sandokan, e non ho mai mollato». E sul confronto con l'ombra lunga di Kabir Bedi, il Sandokan del 1976: «Sento il peso del paragone, ma anche la voglia di essere all'altezza».

La lingua italiana e un debito riconosciuto

Cresciuto al Liceo Italiano di Istanbul, Can Yaman lavora in italiano da anni, ma ha ammesso ad Adnkronos che la cosa gli è pesata a lungo: «Recitare in un'altra lingua era un pensiero che mi pesava, ma grazie a questo sceneggiato ho superato anche questo ostacolo».

Nella stessa conversazione ha rovesciato il rapporto tra la sua carriera turca e il pubblico italiano: «Quando sono arrivato in Italia a 19 anni, ero già mezzo italianizzato. Poi, ironicamente, sono stati proprio gli italiani i primi a valorizzare le mie serie turche. Il mio successo in Italia è dovuto agli studi che ho fatto da bambino. E di questo sarò sempre grato». Sono le serie che in Italia hanno fatto da apripista alle dizi: «Bitter Sweet - Ingredienti d'amore» e «DayDreamer - Le ali del sogno».

A Taormina, fra Sandokan, Benigni e Troisi

L'11 giugno 2026 Can Yaman ha ritirato l'Icon Award alla 72esima edizione del Taormina Film Festival. Nell'incontro con il pubblico, ripreso da askanews, ha spostato il discorso dal personaggio alla vita di tutti: «Avete visto come è rilassato Sandokan anche mentre combatte? Il suo personaggio mi ha insegnato tanto. Ognuno di noi è un guerriero, abbiamo tutti le nostre battaglie nella vita ma non bisogna mai dimenticare di sorridere, magari potessimo essere tutti Sandokan».

Nella conferenza stampa dello stesso giorno, riportata da La Sicilia, è emerso un riferimento inatteso per un attore turco: «Da piccolo guardavo i film con Benigni e Troisi, e cercavo di capire quella comicità e quell'improvvisazione». E a ComingSoon, che ha seguito l'incontro, è arrivata la frase che spiega la sua prossima mossa verso la commedia: «Voglio bene al mio Sandokan, ma non è detto che io voglia sempre interpretare un fico come lui».

Due anni con la folla sotto casa

Il capitolo più duro Can Yaman lo ha affidato a Vanity Fair Italia, in un'intervista poi ripresa dal Fatto Quotidiano il 13 giugno 2026. Il tema è la popolarità esplosa in Turchia e in Italia fra il 2019 e il 2021: «Cinque o sei anni fa sentivo la presenza costante del pubblico come una pressione».

Il dettaglio che rende concreta quella pressione lo ha aggiunto subito dopo: «La gente conosceva il mio indirizzo e per due anni ho vissuto con la folla sotto casa». Oggi, ha detto alla stessa rivista, la convivenza è più sostenibile: «Nel corso degli anni sono maturato e ho imparato a gestire meglio questa situazione».

Il mestiere, la disciplina e il diritto al mistero

Il 3 luglio 2026, all'Outdoor Film Festival di San Valentino Torio, in provincia di Salerno, Can Yaman ha ricevuto il Taurus Award e ha risposto alle domande del pubblico e dei giornalisti presenti. NewsCinema, che era sul posto, ha raccolto una posizione netta sull'esposizione degli attori: «Trovo sbagliato che un attore si sveli completamente. L'attore deve rimanere un po' misterioso».

Nella stessa occasione ha descritto il lavoro sul copione come un fatto tecnico, non ispirato: «I copioni hanno una matematica, non puoi fare come ti pare». E ha ammesso il costo privato del mestiere: «Nella vita privata, ti porta a nasconderti, a vivere con la paranoia». Alla domanda su che titolo darebbe alla propria storia ha risposto, sempre a San Valentino Torio: «Se la mia vita fosse un film avrebbe come titolo “Amore e Rivincita”».

«Gli artisti serviranno sempre»

Sull'intelligenza artificiale Can Yaman si è espresso a Taormina, e askanews ha riportato la risposta per intero: «Ho iniziato a usarla due settimane fa, mi ha risposto così bene a una domanda che mi ha lasciato a bocca aperta. Se usata bene può essere utile ma non credo possa sostituire gli artisti, il loro cuore, se arrecherà danni si vedrà, ma gli artisti serviranno sempre».

Messe in fila, le dichiarazioni degli ultimi dodici mesi restituiscono un attore che smonta l'etichetta con cui è arrivato in Italia e prova a spostarla altrove: dalla commedia al ruolo goffo, dalla bellezza al mestiere.

Chi è arrivato a Can Yaman dalle dizi trova le schede complete dei titoli passati in Italia e dei loro interpreti sulle nostre pagine. Tutto sulle serie in Serie, e gli orari nel calendario.

Ogni frase riportata in questo articolo è stata pronunciata dall'attore in interviste, conferenze stampa e incontri pubblici documentati dalle testate citate di volta in volta: Adnkronos, askanews, La Sicilia, ComingSoon, NewsCinema, Vanity Fair Italia e il Fatto Quotidiano.

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