«Perché non sei morto tu» — La forza di una donna, anticipazioni 22 novembre

Un errore al telefono manda in frantumi il silenzio costruito attorno a Bahar. In poche ore la villa sorvegliata diventa un campo di battaglia, tra una porta chiusa a chiave e un'accusa che Sarp non riesce a parare. Alla fine della giornata restano una lapide e un mazzo di fiori bianchi.
Basta una parola di troppo al telefono. Emre dice «condoglianze» a una donna che non sa ancora nulla, e la villa sorvegliata dove Bahar vive nascosta si spacca in due. Da lì la giornata diventa un unico, lungo pianto che finisce davanti a una lapide.
Il caricabatterie sul letto
Leyla avverte Pırıl di aver visto Bahar e i bambini nella sua stanza e sospetta del telefono, che però è scarico: il caricabatterie non si trova. Doruk, coperto da Nisan che distrae Leyla, torna a cercarlo e si nasconde dietro al letto. Pırıl lo vede, gli lascia il cavo bene in vista, ma il bambino scappa senza accorgersene. Il giorno dopo la trappola è più semplice: caricabatterie nella presa, porta lasciata aperta. Doruk lo prende, il filo sporge dalla tasca e a colazione Nisan se ne accorge appena in tempo. Bahar glielo sfila di nascosto. Pırıl ha visto tutto e non dice una parola.
Un patto per quattro bambini
Prima della colazione Bahar affronta Sarp: in casa ci sono quattro bambini innocenti e non possono crescere dentro una guerra. Concordano una tregua. Ma Bahar aggiunge che non tornerà con lui e che deve dirlo anche a Pırıl. Quando lui prova a resistere — «Quando tutto questo sarà finito, torneremo come prima» — lei risponde che niente sarà più come prima e si allontana in cucina. Poco prima era stata Nisan a incrinare l'aria, chiedendo alla madre se, sposando Arif, avrebbe dato loro altri fratellini: Sarp era uscito in giardino a tirare un calcio a una carriola.
Il quartiere che riparte
Enver confida ad Arif il sollievo di vedere Hatice e Ceyda al lavoro e Şirin pronta a cominciare in un negozio di tessuti. Per lui è più dura: un sarto appena arrivato nel quartiere gli ha portato via quasi tutti i clienti e il debito con Sarp non gli dà pace. Cerca lavoro in città senza trovarlo. Şirin, sola in negozio, tratta male i clienti finché non se ne vanno; poi intercetta un atto di citazione per il suo datore di lavoro, convocato come testimone in un caso di ferimento con arma da fuoco, e lo getta nella spazzatura. Intanto Arif si assume il debito di Ceyda firmando le cambiali di Kamil, ed Emre sistema la cugina Idil nella stanza libera di Hatice ed Enver.
Le condoglianze di Emre
Ceyda si taglia una mano lavando le stoviglie e corre in farmacia con Hatice. Quando Bahar la chiama, al telefono risponde Emre: la rassicura sulla ferita e poi, congedandosi, aggiunge la frase sbagliata, «Bahar, a proposito… condoglianze. Mi dispiace tanto». Prova a rimediare dicendo di aver confuso persona, ma è tardi. Bahar ripete un nome lentamente — «Yeliz… vero? Yeliz?» — e lascia cadere il telefono. Le torna in mente il sogno in cui Yeliz le porgeva una rosa dicendole che il posto dove si trovava era bellissimo. Al bar, poco dopo, Emre confessa la gaffe: nessuno immaginava che Bahar non sapesse nulla.
La porta chiusa a chiave
Bahar spinge Nisan e Doruk fuori dalla stanza e chiude a chiave. Si lascia cadere a terra e urla. Doruk all'inizio crede sia un gioco, poi si spaventa davvero. Sarp bussa senza ottenere risposta ed è Nisan, singhiozzando, a spiegargli tutto: «Yeliz è morta, lo so». Quando Pırıl prova a portarla via, la bambina grida che vuole solo sua madre. Dietro la porta Bahar si aggrappa a un'ultima speranza, poi chiama Arif e lo supplica di mentirle. Arif resta in silenzio, finché con la voce rotta le chiede di mandargli la posizione: sta arrivando.
«Perché non sei morto tu»
Quando finalmente apre, Bahar chiede a Sarp perché sia sopravvissuto alla caduta in mare e perché sia tornato dopo tutti quegli anni. Lui domanda se lo avrebbe preferito morto: lei risponde di sì. Lo accusa della morte di Yeliz e accusa se stessa per essere fuggita di casa, convinta che l'amica sia morta al posto suo. Ricorda il giorno del menemen e i salti in giardino, mentre l'amica era già sotto terra. Sarp si difende: «Ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo salvare te e i bambini», e aggiunge che gli avevano assicurato che Nezir non avrebbe mai fatto del male a delle donne. Rimasto solo, ammette che quella domanda se la pone ogni giorno anche lui. Ai bambini, che hanno sentito tutto, offre poi una versione addolcita: i «cattivi» sono entrati in casa, Yeliz ha cercato di difendersi e nella colluttazione è partito un colpo.
I fiori bianchi
Bahar avverte Sarp: se proverà a fermarla, andrà dritta alla polizia a raccontare ogni cosa. Arif arriva al cancello, gli uomini armati tentano di bloccarlo, ma i bambini gli corrono incontro gridando «zio Arif» e Bahar lo abbraccia piangendo, sotto lo sguardo di Sarp. In auto Bahar chiede se Yeliz abbia sofferto: Arif le dice che è morta subito, tra le braccia di Ceyda, dopo essersi gettata davanti a lei per proteggerla. Bahar fa fermare la macchina, cade in ginocchio e ripete che non si perdonerà mai. Al cimitero Hatice, Enver e Ceyda hanno già sistemato i fiori bianchi. Bahar all'inizio si rifiuta di scendere. Poi si inginocchia accanto alle amiche e chiede perdono a Yeliz per non averla salvata.
La settimana precedente: la voce che Bahar non dimentica. La settimana successiva: bahar scavalca il muro, Sarp la ferma. Tutto sulla serie in La forza di una donna, e gli orari nel calendario.
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Serie: La forza di una donna
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