Non erano la prima scelta: i retroscena di Io sono Farah

Demet Özdemir ed Engin Akyürek non furono la prima idea della produzione. E la storia di Farah non è nemmeno turca: viene dall'Argentina. Sette cose sulla serie e sul suo percorso.
Due stagioni, ventisette episodi turchi, ottantanove puntate italiane e un percorso tutt'altro che lineare. «Io sono Farah» è nata come adattamento di una serie argentina, ha faticato negli ascolti in patria e si è presa la rivincita fuori dai confini, arrivando a ottantaquattro mercati internazionali.
Il casting che poteva andare diversamente
Oggi è difficile immaginare qualcun altro nei panni di Farah e Tahir, ma Demet Özdemir ed Engin Akyürek non erano l'unica opzione: prima di arrivare a loro la produzione valutò a lungo altri nomi. È uno di quei casi in cui il risultato finale ha cancellato ogni alternativa nella memoria del pubblico.
Non è una storia turca
«Adım Farah» non nasce come soggetto originale. È l'adattamento della serie argentina «La chica que limpia», un format che prima della versione turca era già stato rifatto in altri mercati, fra cui una versione realizzata in Messico per WarnerMedia Latin America. La storia, insomma, aveva già dimostrato di funzionare attraversando più Paesi e più culture.
Istanbul come terzo personaggio
Le riprese si sono svolte a Istanbul e dintorni, e la città si sente in tutta la narrazione. Strade, quartieri popolari, case borghesi e interni di lusso convivono nello stesso racconto: è il contrasto visivo fra questi mondi a dare alla vicenda di Farah — una donna iraniana costretta a sopravvivere in una realtà ostile — buona parte della sua tensione.
La malattia di Kerimşah
Il figlio di Farah soffre della cosiddetta «malattia del bambino bolla», una grave immunodeficienza che lo obbliga a vivere protetto e a evitare ogni contatto con l'esterno. Non è solo un espediente drammatico: è il motore emotivo della protagonista. Tutto quello che Farah accetta di fare, e tutto quello che sopporta, lo fa per garantire al bambino una possibilità.
«FaHir», il nome che ha imposto il pubblico
La coppia formata dai due protagonisti ha conquistato gli spettatori al punto che perfino la comunicazione ufficiale della serie ha finito per adottare il soprannome inventato dai fan: «FaHir». C'è poi un dettaglio che in pochi ricordano: Demet Özdemir nella serie canta davvero. Il canale ufficiale NOW lo sottolineò all'epoca, spiegando che Farah avrebbe cantato per Tahir come regalo di compleanno.
Una traiettoria doppia
Il percorso televisivo non è stato semplice. Da una parte un seguito online enorme, dall'altra un andamento di ascolti complicato — anche se non fin da subito: nella fase iniziale la serie fu celebrata come la più vista della giornata in alcuni target. La seconda stagione, partita in Turchia il 27 settembre 2023, arrivò come un rilancio dichiarato: nuovi ingressi nel cast — Feyyaz Duman, Hatice Aslan, Sera Kutlubey, Burak Tamdoğan, e più avanti Genco Özak — e un tono più movimentato. Cambiò anche la collocazione: nella prima fase la serie era associata al mercoledì, poi NOW la promosse anche al sabato sera.
La rivincita fuori dalla Turchia
Il vero trionfo è arrivato all'estero. A inizio 2024 si parlava già di vendite in oltre trenta Paesi; fra il 2025 e il 2026 la distribuzione internazionale è cresciuta fino a ottantaquattro mercati. E il successo ha lasciato un segno concreto anche sui riconoscimenti: nel 2025 Demet Özdemir ha ricevuto il Premio PRODU come migliore attrice di telenovela contemporanea non ispanofona proprio per il ruolo di Farah.
Perché se ne parla ancora
È nata come adattamento, ha avuto una produzione non semplice, ha cambiato assetto strada facendo e in alcuni momenti ha diviso il pubblico. Nello stesso tempo ha costruito una coppia amatissima, una protagonista femminile fuori dagli schemi e un bambino a cui è impossibile non affezionarsi. È probabilmente per questo che, a distanza di anni, «Io sono Farah» continua a far parlare di sé.
Tutto sulla serie in Io sono Farah, e gli orari nel calendario.
Il video
Serie: Io sono Farah