Kürşat apre la bara — Racconto di una notte, anticipazioni 23 agosto

Kürşat tira Mahir fuori dalla bara appena in tempo, poi arrivano l'inseguimento al confine e la cerimonia in cui il commissario riceve il nuovo grado e la medaglia del padre. Domenica 23 agosto in prima serata su Canale 5.
Kürşat scava a mani nude finché non trova il coperchio della bara, la apre e tira fuori Mahir privo di sensi. Da lì la puntata corre verso l'inseguimento al confine e verso una cerimonia in uniforme che sembra chiudere il conto aperto dalla morte di Mehmet. Ma Selim, che tutti credono eliminato, sta già costruendosi un altro nome.
La bara sotto il terreno smosso
Kürşat arriva nel bosco sapendo che a Mahir restano pochi minuti d'aria. Trova il corpo di Savaş, poi il terreno smosso, e comincia a scavare con le mani. Quando riesce ad aprire la bara, Mahir non reagisce. Kürşat lo scuote, gli ricorda il debito con suo padre e la promessa fatta a Canfeza, finché il respiro torna. Il commissario, debolissimo, riesce solo a dire che non è ancora arrivato il momento di morire. Rifiuta l'ospedale: prima bisogna trovare sua moglie, e si ricorda dell'orologio intelligente che lei porta al polso.
L'esca sulla strada del confine
In auto Canfeza avverte i rapitori che alla frontiera comincerà a urlare, ma Raşit le spiega che prima la faranno dormire. Nella colluttazione scoprono l'orologio e capiscono che ha già parlato con il padre. Raşit lo fa portare nella direzione opposta, come un'esca. Mahir intuisce il depistaggio quando il segnale cambia rotta, ma l'inseguimento continua e l'auto di Selim viene individuata. Estrae la pistola e rassicura Kürşat: non sparerà mai contro il veicolo dove c'è Canfeza, vuole solo costringerli a fermarsi. Dopo alcuni colpi la fuga finisce. Raşit, sconfitto, gli dice che regoleranno i conti nell'aldilà; Mahir gli risponde che Mehmet è in paradiso e che nemmeno lì Dio gli permetterà di avvicinarsi all'uomo che ha fatto uccidere.
La medaglia appuntata sull'uniforme
Passa qualche tempo. In casa Yılmaz è un giorno importante: Sevde sceglie un gioiello così vistoso che Gülizar lo paragona a un lampadario, Süreyya si commuove vedendo il figlio in divisa, uguale a Mehmet. Prima di uscire la famiglia ferma Mahir e gli consegna la medaglia al valore del padre, convinta che ora ne sia degno. Alla cerimonia vengono ricordati lo smantellamento dell'organizzazione di Raşit Kara, infiltrato per anni nell'istituzione che doveva servire, e la verità sull'omicidio di Mehmet. Il direttore provinciale chiama Mahir sul palco e gli appunta il nuovo grado: Mahir Yılmaz è commissario capo. Nel discorso lo chiama il giorno più orgoglioso dei suoi trent'anni, ricorda gli agenti caduti e le loro famiglie, e dice di aver capito solo adesso che «un padre non si porta sulle spalle, si porta per sempre nel cuore».
Il nome nuovo di Selim
Mentre Mahir chiude i conti con il passato, Selim scopre il suo. Raşit era il suo padre biologico: lo aveva saputo soltanto il giorno in cui Selim uccise l'uomo che credeva suo padre e la madre andò a confessargli la verità. Da allora lo aveva protetto dall'ombra, coprendo perfino quell'omicidio. Selim non gli perdona il silenzio e dà a Mahir la colpa di avergli tolto il padre proprio quando poteva finalmente conoscerlo. Poi si scopre che non è morto: sta costruendo un'identità nuova, con documenti falsi e società da aprire. Ringrazia il collaboratore che ha organizzato tutto e subito dopo lo fa portare via e seppellire, perché sa troppo. Davanti alla memoria del padre giura di trascinare Mahir e Kürşat nello stesso fuoco, e firma la promessa con il cognome appena scoperto: Selim Kara.
Kürşat non è perdonato
Alla cerimonia Kürşat si avvicina a Mahir per congratularsi, ma la sua presenza riapre tutto. Gli ricordano che aver salvato Mahir non significa essere perdonato; Süreyya dice che nessun pentimento le restituirà il marito; İnci, Afet e Asaf si lasciano trascinare dalla rabbia. Kürşat se ne va per non rovinare la giornata. In macchina Mahir mette le cose in chiaro con Canfeza: non dimenticherà mai chi lo ha tirato fuori da quella tomba, ma non arriverà mai a baciargli la mano. Le ricorda quello che le disse portandola via dal mare, quando non era soltanto la figlia di Kürşat Kilimci ma la sua Şehrazat, e le chiede di non far entrare il padre nel loro matrimonio. A casa Kürşat confessa alla madre che a volte prega Dio di farlo morire. Lei gli fa notare la differenza con Raşit: lui è ancora vivo, e finché respira ha una possibilità. Poco dopo Gülizar gli scrive di non cercarla più e blocca il suo numero.
La vacanza che nessuno voleva
Asaf annuncia una sorpresa per tutti: una notte in albergo, che si rivela una struttura termale e sanitaria, trattamenti compresi. Canfeza non ne è entusiasta e affida la decisione a una moneta: perde, e per ventiquattro ore deve obbedire a Mahir, che non spreca l'occasione. Ferman, ancora convalescente, raggiunge invece Efsane, che vive di nascosto in casa di Kürşat, e si sente dire che ha perso la bambina. Distrutto, comincia a cantare un lamento che in piscina esaspera Sevde, finché lei perde l'equilibrio e rischia di annegare davanti a tutti. Nello stesso albergo Kürşat bussa alla porta di Gülizar: non accetta di essere lasciato con un messaggio e le dà appuntamento in un ristorante vicino. Canfeza, al telefono con la nonna, si sfoga per il peso quotidiano degli Yılmaz e riceve un consiglio netto: non mettere suo padre davanti al matrimonio, e avere pazienza.
La puntata precedente: Mahir sepolto vivo. Tutto sulla serie in Racconto di una notte, e gli orari nel calendario.
Il video della puntata
Serie: Racconto di una notte