Segreti di famiglia, la recensione: due stagioni forti e una in calo

Tre stagioni, novantacinque puntate e un Emmy internazionale. Kaan Urgancıoğlu e Pınar Deniz reggono tutto, ma la finta morte di Ilgaz e il salto di cinque anni fanno ripartire una serie diversa, e più debole.
Tre stagioni, novantacinque puntate e un Emmy internazionale: «Segreti di famiglia» è la serie turca che ha convinto anche chi i processi in televisione non li sopporta. Le prime due stagioni sono fra le cose migliori arrivate in Italia da Istanbul. La terza è quasi un'altra serie, e non sempre in meglio.
La valigia nel cassonetto
Il corpo di una ragazza dentro una valigia buttata in un cassonetto: è İnci Erguvan, sorella minore dell'avvocata Ceylin. Il primo sospettato è Çınar Kaya, fratello minore del procuratore Ilgaz. Bastano due scene per capire dove andrà tutto il resto: l'accusa e la difesa siedono alla stessa tavola. E il motore della serie non è mai chi ha ucciso, ma quanto ognuno è disposto a mentire per i propri.
Due attori che reggono novantacinque puntate
Kaan Urgancıoğlu costruisce un Ilgaz di rigidità quasi dolorosa: recita per sottrazione, con la mascella e le pause, e rende credibile un uomo che sceglie il codice contro il padre e contro il fratello. Pınar Deniz gli sta davanti facendo l'esatto contrario, tutta istinto e voce alta, e nelle scene di dolore non chiede mai il permesso. Insieme funzionano perché non si somigliano. Nel 2023 la serie ha vinto l'International Emmy come miglior telenovela, ritirato dai due protagonisti con il produttore Kerem Çatay, il regista Ali Bilgin e la sceneggiatrice Sema Ergenekon: un premio che per una volta coincide con la cosa migliore che c'è dentro.
Il tribunale è un pretesto, la famiglia no
Di procedura credibile ce n'è poca. Un'avvocata entra nella stanza d'albergo di un procuratore generale per cercare una cravatta, cancella il filmato di una farmacia che incastra un parente, e il capo della polizia è il padre di due indagati. Ma la serie non ha mai finto di fare un documentario giudiziario: il suo soggetto vero è la complicità. Merdan Kaya, il patriarca, fa ripulire una scena del crimine e convince un suo uomo ad autoaccusarsi. Metin sceglie ogni volta fra il distintivo e i figli. E Yekta Tilmen, l'avvocato di Uğur Polat, è il personaggio meglio scritto di tutti: un uomo che vende qualunque cosa e che, alla lunga, diventa l'unico su cui si possa contare. Meno fortunato Pars Seçkin: Mehmet Yılmaz Ak gli dà una malinconia rara, e la serie se ne serve soprattutto per procurare un lutto.
La morte di Ilgaz che non è una morte
Il punto in cui «Segreti di famiglia» si incrina ha una data precisa: il finale della seconda stagione. Ilgaz viene colpito alle spalle, Ceylin si prende addosso una confessione che non è sua e finisce in carcere, c'è un funerale e c'è una tomba. Poi, in una città lontana, un uomo di spalle con la sua felpa si gira: è vivo. Un colpo così si paga caro. Il lutto costruito per mezza stagione perde peso all'indietro, e la terza riparte cinque anni più avanti, con Ceylin diventata pubblico ministero. È un azzeramento che archivia i conti aperti invece di chiuderli.
La bambina che chiama mamma un'altra donna
Dentro quella terza stagione c'è però l'idea più dura della serie. Mercan, la figlia di Ceylin e Ilgaz, sparisce da una spiaggia nei pochi minuti in cui la madre rincorre il cane. Anni dopo, un capello dentro una maglietta da bambina dice che è viva. Quando la ritrovano, però, non li riconosce e chiama madre Filiz, la donna che l'ha cresciuta. Pınar Deniz ci costruisce sopra le sue scene migliori, e la scrittura ha il coraggio di non risolvere in fretta: il rifiuto dura, i servizi sociali non fanno sconti, il ritorno a casa è un percorso e non un abbraccio. Intorno, però, si accumulano troppi casi della settimana, reti di sfruttamento e procuratori corrotti che finiscono per somigliarsi. La linea di Mercan è forte, quello che la circonda la annacqua.
Il finale che ricomincia da capo
L'ultima puntata si apre su una frase — «tutto comincia per finire» — e su Ceylin e Ilgaz che trovano un cadavere nel giardino della loro casa nuova, lontano da Istanbul. Poi il racconto torna al giorno in cui morì İnci e la rimette in scena viva, con la torta di compleanno portata di nascosto alla sorella. Come idea è bella: per due come loro la pace resta sempre provvisoria. Come emozione è più elegante che commossa, e l'ultima ora preferisce la simmetria alla resa dei conti in aula che la serie aveva promesso per tre anni. Restano insieme, con tre figli, e va bene così.
Puntata per puntata, il racconto italiano della serie sta tutto nelle anticipazioni pubblicate qui. Tutto sulle serie in Serie, e gli orari nel calendario.
A chi la consigliamo
A chi ama i drammi familiari in cui la colpa passa di padre in figlio, e a chi regge i tempi lunghi delle dizi: le prime due stagioni valgono il viaggio quasi per intero. Non a chi cerca un legal drama serio sul piano procedurale, e non a chi ha poco tempo: le novantacinque puntate turche da centoquaranta minuti in Italia sono diventate trecentotto episodi da quaranta-quarantacinque. La terza stagione si guarda per Mercan e per Yekta, sapendo che è un'altra storia.
Serie: Segreti di famiglia
Continua a leggere
- Çınar ruba il segreto — Segreti di famiglia, anticipazioni dal 9 al 13 febbraio
- Çınar è un assassino — Segreti di famiglia, anticipazioni dal 2 al 6 febbraio
- La mano bruciata — Segreti di famiglia, anticipazioni 29 e 30 gennaio
- La bugia della giacca — Segreti di famiglia, anticipazioni dal 26 al 28 gennaio