L'abito bianco e il quarto proiettile — Io sono Farah, anticipazioni dal 9 al 13 febbraio

Tahir di profilo con lo sguardo teso, Behnam in abito scuro seduto sul sedile di un'auto e Farah con il velo bianco e gli occhi lucidi, su fondo rosso

Il testamento di Ali Galip ribalta gli equilibri degli Akıncı, Farah confessa a Tahir chi ha ucciso il boss e Mehmet scopre di avere un fratello. Poi arriva lo zio Mahmud, e per Farah c'è un abito bianco.

L'avvocato legge il testamento di Ali Galip e la famiglia Akıncı resta senza parole. Tahir entra nella residenza degli Azadi e scopre finalmente che cosa Farah gli ha nascosto per mesi. Una settimana che comincia con un'eredità e finisce con un abito bianco.

Il testamento di Ali Galip

Dal 9 al 13 febbraio cinque puntate nel primo pomeriggio, più la prima serata di venerdì. Alla lettura Tahir non si presenta: manda Adil e Haydar con una procura, mentre Vera giura che stia bluffando. L'avvocato invece legge il suo nome: il 7% delle quote dell'azienda. A Vera e a Kaan restano proprietà ipotecate e le auto di famiglia: carta straccia, fa notare Bekir. Il restante 25% Ali Galip lo lascia a Gönül, la nuora, perché la considera «buona e onesta». Vera cerca un appoggio per non cadere, Gönül resta pietrificata, Bekir se la ride.

La porta blindata di Farah

Akbar porta via Rahşan con una scusa e lascia campo libero: Tahir entra nella residenza da una porta di servizio, senza allarmi. Trova Farah e le parla di Kerimşah: un bambino che sente la mancanza della madre. Poi nota la porta blindata della sua stanza, le prende i polsi e vede le cicatrici. Capisce che non ha lasciato suo figlio per scelta, e che ha inseguito la vendetta invece di aiutarla. Farah crolla e confessa il segreto che la consumava: è stata lei a uccidere Ali Galip. Tahir le prende il viso tra le mani e la bacia. «Sì, insieme, amore mio», gli sussurra lei.

«Non ti voglio più bene»

Fuggire non si può: Behnam tiene in cassaforte il video dell'omicidio. Tahir promette di prenderlo, lascia a Farah un telefono e qualcosa per difendersi e giura di tornare. Ma Behnam rientra prima, e Tahir, bloccato in giardino, bussa e si fa aprire. Davanti a Kerimşah, Behnam lo dipinge come un nemico uscito di prigione che vuole portarlo via dal padre, e Farah è costretta a confermare al figlio che Tahir è cattivo. Il bambino gli urla che non gli vuole più bene e scappa in lacrime. Tahir perde la testa e mette le mani al collo di Behnam: lo trascinano fuori di peso.

Lo sparo nel parcheggio

Bade riporta Mehmet nel parcheggio dove un anno prima gli hanno sparato. Le chiede di puntargli contro la pistola, poi la implora di premere il grilletto: spera che lo shock gli sblocchi la memoria. Bade spara in aria, Mehmet crolla a terra piangendo. Lei si siede dietro di lui, lo abbraccia e gli canta la canzone che gli cantava quando era in coma, la stessa di sua madre. Il ricordo si accende: «Ho un fratello». Nello stesso momento Vera, per comprarsi Behnam, gli vende quello che sa: Ali Galip ha ucciso i genitori di Tahir, e il fratello di Tahir è Mehmet. Ricompensa nessuna: le dice che la lascia viva solo per quell'informazione, e che da adesso obbedirà a lui.

Il quarto proiettile

In centrale Mehmet viene accusato di aver venduto documenti riservati e di essere in combutta con Tahir: consegna distintivo e pistola, è sospeso. A metterli l'uno contro l'altro è stato İlyas, e i due si accusano a vicenda del tradimento. Poi, al campo sportivo di Orhan, il ricordo torna intero: a sparargli in testa è stato suo padre, con İlyas complice. Mostra a Bade tre proiettili, uno per ciascun traditore, e un quarto di cui non dice il destinatario. Poche ore dopo Tahir si risveglia ammanettato: a rapirlo è stato Mehmet, che vuole usarlo per incastrare İlyas. Tahir lo stende e fugge.

Il video di Rahşan e l'arrivo dello zio Mahmud

Il «regalo» che Tahir le ha mandato è un filmato: Rahşan e Akbar insieme. Farah glielo mostra e la costringe al silenzio, rinfacciandole che per le sue menzogne suo padre è stato giustiziato e sua madre è morta in prigione. Intanto arriva il vero capofamiglia degli Azadi, lo zio Mahmud, accolto con una sottomissione che dice tutto. A cena insulta Farah perché non porta il velo; Kerimşah difende la madre e Mahmud prova a schiaffeggiarlo. Behnam la costringe a scusarsi minacciando di non farle più rivedere il bambino. Poi lo zio chiude la questione: o la sposa, o la allontana. Behnam fissa le nozze per la sera dopo.

La cassaforte e l'abito bianco

In azienda Gönül, ricattata con un video dell'omicidio, annuncia che cede le sue quote; quando Mahmud intima a Bade di non guardare un uomo negli occhi, Tahir gli ricorda che sono in Turchia, non in Iran, e che le donne hanno diritti da un secolo. Il piano intanto è pronto: con Bekir, alleato solo in apparenza, Tahir ha fatto finire nella cassaforte di Behnam una copia manipolata del Libro Nero, e un informatico ne ha ricavato la combinazione dal suono dei tasti. La sera Tahir apre lo sportello con troppa facilità e stringe la chiavetta: Behnam era stato avvertito. Lo stende con il calcio della pistola e ordina di non ucciderlo: ha altri piani. Poco dopo un uomo gli porta un messaggio: «Benvenuto in Iran». Alla villa Farah scende le scale con l'abito bianco, Kerimşah è stato portato via e lei continua a chiamare un telefono che non risponde più.

La serata precedente: La chiavetta. La prossima: Il matrimonio salta, la tomba è vuota. Tutto sulla serie in Io sono Farah, e gli orari nel calendario.

Il video della serata

Serie: Io sono Farah

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