Il matrimonio salta, la tomba è vuota — Io sono Farah, anticipazioni dal 16 al 20 febbraio

Merjan sorride con il foulard in testa; accanto, Tahir stringe da dietro Farah che ha gli occhi lucidi e gli tiene la mano; a destra Mehmet, barba grigia, guarda di lato con aria tesa.

Rahşan blocca le nozze con Behnam su ordine di Farah, Tahir evade dalla prigione iraniana e torna con l'oro degli Azadi. E la tomba del fratello di Mehmet è vuota.

Il matrimonio con Behnam salta all'ultimo secondo, e a farlo saltare è Farah stessa con un biglietto passato di nascosto. Dall'altra parte del confine Tahir è incatenato in una prigione iraniana, con un torturatore pagato per ridurlo a un guscio vuoto. Ne esce con l'oro degli Azadi e una traccia che porta alla madre di Farah.

Rahşan fa saltare le nozze

Farah scende le scale in abito bianco. Rahşan le sussurra che avrebbe preferito morire piuttosto che vedere quel giorno, e lei la saluta con un bacio da futura nuora. Mahmud apre con il suo sermone: l'uomo è superiore, la donna deve obbedienza. Ma mentre l'unione sta per essere ufficializzata Rahşan si alza e si oppone: il periodo di attesa dopo il divorzio non è finito e, dopo il rapimento di due settimane prima, nessuno può garantire la «purezza» della sposa. Mahmud emette la sentenza: matrimonio rinviato di tre mesi, durante i quali Behnam non potrà toccarla né guardarla negli occhi. Farah accetta senza discutere, si alza e fa l'occhiolino a Rahşan. Il foglietto che stringeva sulle scale non era panico: era un ordine.

La prigione iraniana e il bambino fortunato

Legato a un palo, Tahir si sente dire che dovrà arrivare a implorare la morte. Quando l'aguzzino si avvicina lo stende con un calcio e finge di urlare, così da fuori credono che la tortura sia cominciata. Poi si libera e neutralizza i sorveglianti uno a uno. In una cella trova un bambino incatenato, usato dai contrabbandieri per camminare sui campi minati al confine: tredici passaggi sopravvissuti, per questo lo chiamavano «il bambino fortunato». Sul muro c'è un nome inciso in persiano, «Farah». Il piccolo racconta di una donna che lo incideva sulle pareti e che nel sonno chiamava sua figlia, prima di essere portata via in ospedale. Tahir ne trova il foulard. Poi gli chiede di uscire e fare tredici passi: mentre lui cammina, cosparge l'edificio di mine, lo raggiunge e gli prende la mano. Un secondo dopo la struttura salta in aria.

Le quote di Gönül finiscono a Farah

Alla riunione per la cessione delle quote, Gönül annuncia di averle trasferite non a Behnam ma a Farah: serve a proteggerla e a evitare che finiscano a Kaan, che ha chiesto il divorzio. La famiglia grida allo scandalo, perché tutto regge su un accordo verbale; Bekir difende Gönül e la porta via per mano. Farah si ritrova addosso un potere che non aveva chiesto.

Il lingotto sul tavolo

Tahir entra in azienda sorridendo e accusa Behnam e Mahmud di usare bambini per sminare i campi durante il contrabbando d'oro. Poi ribalta la scena: ha preso il loro oro e ha passato la frontiera con i contatti del Libro Nero di Ali Galip, che ormai esistono solo nella sua testa. Tira fuori un lingotto e lo appoggia sul tavolo, prova e schiaffo insieme. Behnam minaccia di ucciderlo, ma lo zio lo blocca: Tahir è troppo utile, e gli offre protezione in cambio delle sue rotte. Tahir risponde che ci penserà.

La catenina sul pavimento

Il traditore è İlyas: ha passato a Behnam il fascicolo di Mehmet su Tahir, ha intimidito l'hacker e incassa un borsone di soldi. Poi Behnam tende la trappola: lascia Farah sola nel suo ufficio e la osserva da un monitor. Lei nota a terra la catenina di Tahir, la raccoglie fingendo di prendere un libro, capisce tutto ed esce senza sfiorare la cassaforte, e Behnam si convince della sua fedeltà. In bagno Tahir la raggiunge e chiude a chiave; lei gli corre incontro e gli rimette la catenina al collo. Prima di andarsene lui le strappa un capello.

La tomba vuota

Mehmet, sospeso per presunti legami con la mafia, si installa a casa di Vera e segue Perihan fino a una casa abbandonata: dentro trova sangue, un foro di proiettile nel muro e un cellulare bloccato da un PIN. A cena lui e Tahir si puntano le pistole addosso davanti a tutti, poi in cucina trovano uno scambio: Tahir farà analizzare due capelli, uno di Farah e uno di una prigioniera iraniana, e prenderà dall'orfanotrofio il fascicolo sul fratello di Mehmet. Il documento dice che quel bambino è morto. Mehmet non ci crede, arriva con due pale e lo implora di riaprire la tomba. È vuota.

Il fazzoletto e il ricatto di Behnam

Merjan lascia cadere il dettaglio che cambia tutto: dopo la fuga di Farah, Behnam ha avuto un infarto e porta uno stent. Nessun medico gli avrebbe permesso di donare il midollo a Kerimşah. Tahir conferma: la madre di Farah è viva ed è stata lei la donatrice. Le consegna il fazzoletto trovato in Iran e lei ne riconosce il profumo. Il piano è convincere i medici che il bambino ha bisogno di un nuovo trapianto, così Behnam porterà la donna in ospedale. Intanto Behnam convoca Mehmet, gli mostra una stoffa macchiata del sangue di Tahir e gli dice di avere in mano suo fratello: se uccide Tahir lo riavrà, se rifiuta l'uomo in Iran verrà torturato a morte davanti a lui. E Mahmud ha già deciso: Merjan sposerà Tahir. La settimana si chiude su Farah che esce di casa sporca di sangue mentre passano due ambulanze e una volante.

La serata precedente: L'abito bianco e il quarto proiettile. La prossima: Il braccialetto d'oro. Tutto sulla serie in Io sono Farah, e gli orari nel calendario.

Il video della serata

Serie: Io sono Farah

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