La proposta e il coltello — Io sono Farah, anticipazioni 12 dicembre

Tahir offre a Farah un matrimonio finto per farla restare in Turchia, Kaan finisce in manette per l'omicidio di Alp e Farah ferisce Bekir con il coltello che lui le aveva dato.
A tavola con Ali Galip, Tahir gli stringe la mano senza baciarla: una sfida silenziosa che apre la giornata più lunga della sua vita. In poche ore Farah confessa tutto a Vera, Kaan finisce in manette e un coltello torna a sporcarsi di sangue.
La mano stretta e non baciata
Durante la cena Tahir finge indifferenza sull'attacco alla spedizione, scarica la colpa sui Karaman e detta le sue condizioni: cede solo il 90% del carico. Ali Galip ingoia la rabbia e si salutano come padre e figlio, ma reagisce a modo suo: toglie il lavoro a Bekir per affidarlo a Tahir, e il mattino dopo il passaggio è ufficiale.
Farah chiama Vera
Dopo le rivelazioni di Orhan sul passato di Vera, Farah resta sola nel parco con il biglietto da visita in mano. Poi chiama e confessa il crimine commesso in Iran. Il giorno dopo, a casa degli Akıncı, incontra l'ex fidanzata di Tahir: al «noi ci siamo lasciati, frequentalo come ti pare» risponde rovesciandole addosso il caffè. Vera la porta davanti al marito, Bade le spiega che quel reato in Turchia non ha valore e Ali Galip promette che alla sua famiglia non succederà nulla. Rimasta sola con lui, Vera è chiarissima: non permetterà che accada qualcosa alla donna che ha visto suo figlio uccidere un poliziotto, e da adesso si farà come dice lei.
«Io»
Tahir, che non sapeva niente, la segue fuori e le afferra il braccio. Farah giura di non aver testimoniato: ha bisogno della cittadinanza e non ha nessun altro di cui fidarsi. Lui è stato una luce, dice, ma ora deve andare avanti da sola. Tahir insiste: una soluzione ci deve essere, e se sposasse un cittadino turco? Farah chiede chi mai la sposerebbe. «Io», risponde lui: un matrimonio finto, e tutto finisce lì. Lei trova folle l'idea, ma ammette che quelle parole le hanno fatto molto bene. Yasemin ha sentito tutto e corre a riferirlo a Bekir.
Le manette per Kaan
La polizia arriva a casa con un mandato: Mehmet ha capito che l'«Emir» delle foto di Gönül è il figlio del boss, e Kaan viene portato via. In interrogatorio il commissario mette tutto sul tavolo: i filmati, i soldi dati alla famiglia di Alp per pulirsi la coscienza, la pistola con le impronte. Bade lo difende fino all'ultimo, Kaan resta in silenzio e finisce in carcere fino alla prossima udienza. Mehmet gli intima anche di stare lontano da sua sorella: non le dirà mai di essere stata ingannata. Fuori, Tahir lo affronta a muso duro: «Se accade qualcosa a quella donna o a suo figlio, ti farò crollare il mondo in testa».
Fra il commissario e l'avvocata la partita è di un altro genere: dopo il duello di battute al ristorante giapponese, in ospedale la mano di Bade cerca per un istante la sua.
Il coltello che le aveva dato lui
Farah tenta la fuga, ma Bekir la intercetta. Tahir capisce tutto da una frase sfuggita ad Ali Galip e dai suoi uomini, che la aspettano ancora al rifugio. Quando la trova, Bekir è a terra: lei si è difesa con il coltello che le aveva dato Tahir. «Sono di nuovo un'assassina», dice, con il sangue sulla mano. Ma Bekir respira ancora, e Farah torna medico per salvargli la vita. Nessuno sa, invece, che la pistola che ha incastrato Kaan l'ha fatta trovare Tahir: ai suoi uomini ordina che Farah non lo scopra mai.
La villa sul lago
In auto con Kerimşah e la musica accesa sono il momento più sereno delle loro vite. Alla villa Tahir lancia sassi nel lago con il bambino, che gli fa promettere di non lasciare partire la mamma per l'Iran: in cambio riceve la sua collanina, il loro segreto. Farah però gli prende il telefono di nascosto per chiedere a Vera come sta Bekir, e da come lui si aggiusta il collo del maglione capisce che le nasconde qualcosa: Kaan non è dentro per una rissa, è accusato di omicidio, e l'arma è stata trovata. Le dà anche il permesso di lavoro che le restituirà il suo mestiere, e due passaporti con nomi diversi. Poi la frase che lei non si aspettava: vuole essere lui il padre di Kerimşah.
Il tè per prendere tempo
Vera chiama in vivavoce e prega Tahir di andare da loro, giurando di non aver saputo nulla della trappola. Alle sue spalle, però, c'è Ali Galip: è lui a chiederle quella telefonata, dopo averle rivelato che è stato Tahir a far arrestare Kaan. Farah ha paura che lo uccidano e lo implora: «Per favore, scegli noi». Ottiene una cena e poi un tè: ogni minuto guadagnato è un minuto in più. Le viene anche un'idea, chiedere aiuto a Mehmet, perché forse Alp sapeva dove gli Akıncı nascondono le armi. Poi si addormenta sulla sedia, e Tahir la porta dentro in braccio. Il mattino dopo entra in casa del boss fischiettando: Ali Galip gli chiede scusa per aver dubitato di lui, lo abbraccia e lo chiama figlio. Kaan viene riaccompagnato a casa proprio da Mehmet, e gli uomini di Ali Galip gli puntano addosso le pistole.
La serata precedente: Il coltello e il biglietto. La prossima: Nozze sotto tiro. Tutto sulla serie in Io sono Farah, e gli orari nel calendario.
Il video della serata
Serie: Io sono Farah