Il donatore travolto — Io sono Farah, anticipazioni 29 e 30 dicembre

Ali Galip e Orhan seduti l'uno accanto all'altro su una panchina in un parco alberato; a sinistra Mehmet si copre la bocca con le mani con aria sconvolta, e in un riquadro tondo Kerimsah e nel letto d'ospedale accanto a un'infermiera in camice azzurro

Il donatore di Kerimsah non arriva mai in ospedale: un'auto lo travolge a pochi metri dal taxi. Tahir dichiara lo stato di guerra, e su una panchina Orhan consegna ad Ali Galip il registratore rubato.

Il donatore arrivato dall'estero per Kerimşah non entra mai in ospedale: un'auto lo travolge mentre attraversa la strada verso un taxi e prosegue senza fermarsi. Farah lo capisce dallo sguardo di Tahir, in fondo a un corridoio, prima ancora che lui parli.

Il camion pieno di strumenti musicali

Mehmet guida un blitz in un deposito convinto di incastrare finalmente Tahir. Arriva anche lui, furioso, e si ritrova la pistola del commissario puntata addosso. Poi aprono il tir: dentro ci sono solo strumenti musicali tradizionali. Tahir chiede con un sorriso se vogliono un po' di musica. Mehmet ordina il ritiro, umiliato e ormai certo che nella squadra ci sia una talpa. İlyas gli suggerisce un nome: Bade, che la sera prima era a casa sua e ha visto le carte dell'operazione. La trova in ufficio con una limonata, scaglia il bicchiere sul divano e la accusa di averlo usato. Lei se ne va in lacrime.

La dichiarazione sul ciglio della strada

I funzionari dell'ufficio immigrazione si presentano al locale e Yasemin si offre di parlare al posto di Tahir; Farah, che la vede uscire subito dopo, la accusa in strada. Poi lei e Tahir inseguono l'auto dei funzionari e la costringono ad accostare. Tenendola per mano, Tahir racconta di averla vista la prima volta in una cucina, con il capo coperto e uno sguardo diverso da tutti, e dice che quel matrimonio è vero e che la ama. Registrano le dichiarazioni, poi chiariscono che con Yasemin non avevano nemmeno fatto in tempo a parlare.

L'auto che non si ferma

Ali Galip rivela a Bekir che l'arma consegnata a Mehmet gliel'ha fatta arrivare Tahir, poi lo gela: il donatore dall'estero l'ha pagato lui. Gli affida un incarico con una formula sola, «occhio per occhio, dente per dente». Bekir preleva l'uomo all'aeroporto ma all'ultimo non se la sente di mettere in pericolo un bambino: chiede a un tassista di accompagnarlo in clinica. Mentre il donatore attraversa, un'auto lanciata lo travolge e scappa. Al volante c'è un uomo di Ali Galip, che chiama subito il boss per dirgli che il nipote non ha avuto il coraggio di finire il lavoro. In ospedale Gönül e Perihan tengono la mano a Farah; quando compare Tahir non serve una parola. Lei entra nella stanza, Kerimşah le chiede se il trapianto è già stato fatto, e lei scuote la testa.

La notte in macchina

Il bambino sogna un pic-nic in un prato e un uomo senza volto che, dice, somigliava al suo vero papà: Farah resta pietrificata. Tahir la trova distrutta, le porge una felpa e la porta via in auto, deciso a guidare finché lei non crolla. Le chiede se in Iran ci sia qualche parente compatibile, magari fra i familiari del padre di Kerimşah: Farah si chiude, dice che quella gente è potente e che se sapesse del bambino glielo porterebbe via. Alla fine si addormenta: lui accosta in un parcheggio, le mette addosso la giacca e resta a guardarla fino al mattino. Al risveglio le dice che ha di nuovo lo «sguardo da leonessa».

L'assalto nel garage

Vera muove le sue conoscenze e fa avere a Farah un colloquio in ospedale: la laurea è valida, si comincia con un tirocinio. Ma nel garage due uomini stanno aspettando: quando Farah torna indietro a prendere l'acqua per il pic-nic le tagliano la strada e provano a trascinarla via, mentre Gönül urla. Partono degli spari: è Vera, arrivata con uno dei suoi uomini, a metterli in fuga. Al bambino raccontano che erano ladri, ma in privato Tahir dice a Farah la verità: volevano rapire lei per colpire lui. Ali Galip li invita tutti alla villa di famiglia e Tahir annuncia lo stato di guerra: nessuno esce senza scorta.

Agnello bianco, agnello nero

In cella Mehmet nota sul braccio di un detenuto il tatuaggio di un agnello e gli torna in mente il bigliettino trovato addosso ad Alperen: «agnello bianco, agnello nero». Non è una frase enigmatica, è un codice. Il commissario ne parla con Orhan, mostra al padre la foto di un comandante a cena con la famiglia rivale e non esclude nessuno dai sospetti, nemmeno İlyas. Intanto Tahir ottiene i video che provano chi ha ucciso il donatore, ma a un finto posto di blocco glieli sfilano di tasca. Il registratore riappare su una panchina di un parco: è Orhan a consegnarlo ad Ali Galip, insieme a una statuina di pecora nera che era sua, regalata anni prima a un comandante il giorno della pensione. Poco dopo quel comandante viene trovato morto in auto.

La proposta di Mehmet

Bade mette alle strette Bekir e gli strappa una mezza confessione: ha preso il donatore all'aeroporto su ordine dello zio, ma non è stato lui a ucciderlo. Kaan sente tutto dalla porta e si compra il silenzio pretendendo di gestire con lui le concessionarie. Al primo giorno di lavoro in ospedale, Farah si trova davanti Mehmet, che le dice senza giri di parole chi ha fatto uccidere il donatore: Ali Galip. E le propone di diventare la sua informatrice per incastrarlo per via legale. Nello stesso momento Tahir riceve la chiamata dell'avvocato mandato in Iran: il padre di Kerimşah non è morto. È vivo.

La serata precedente: Il colpo a vuoto. La prossima: Behnam è vivo. Tutto sulla serie in Io sono Farah, e gli orari nel calendario.

Il video della serata

Serie: Io sono Farah

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