İlyas ha ucciso Alp — Io sono Farah, anticipazioni 22 e 23 dicembre

Corridoio d'ospedale: a terra il casco protettivo bianco di Kerimsah, un uomo dai capelli grigi in lacrime con la mano sulla bocca, Tahir accovacciato dietro di lui e Farah in piedi, sconvolta; in un tondo in alto il volto di un giovane con la sciarpa.

L'ordine di uccidere Mehmet viene revocato, l'inaugurazione del locale di Tahir finisce a colpi di pistola e un biglietto dimenticato svela chi ha ucciso Alp. Nel finale, uno sparo in ospedale sfiora Kerimşah.

L'ordine di uccidere Mehmet viene revocato all'ultimo momento, ma la tregua dura poco: Bekir fa sparare all'inaugurazione del locale di Tahir, Gönül fissa le nozze con Kaan, un vecchio biglietto riporta a galla il vero assassino di Alp. Il 22 e 23 dicembre tutto finisce in un corridoio d'ospedale, con Kerimşah a terra.

L'ordine sospeso e il giubbotto antiproiettile

Farah va da Vera: ha sposato Tahir, e Ali Galip ha ordinato a suo marito di uccidere un uomo. Le chiede aiuto. Bade ascolta di nascosto e avvisa Mehmet, che capisce di essere lui il bersaglio; Vera impone al marito di fermare tutto. Mehmet però si presenta a casa di Tahir: estraggono le pistole, Tahir spara, e il commissario si salva grazie al giubbotto antiproiettile. Poco dopo l'ordine viene sospeso. Ali Galip gli concede il locale, ma Bekir non vuole farsi da parte e gli punta una pistola al collo: Tahir gli appoggia l'arma al fianco e conta fino a tre. Al due, l'altro cede.

Perihan e Orhan alla villa Akıncı

Gönül si sveglia in albergo con Kaan, che le mostra due anelli e insiste per sposarla subito. A casa nessuno sa dove sia: Perihan e Orhan arrivano alla villa di Ali Galip convinti di trovarla lì. Lui li fa entrare e provoca, tirando in mezzo anche Vera; Perihan gli rinfaccia i due colpi di pistola che ridussero il marito in terapia intensiva, poi controlla stanza per stanza. Il figlio, intanto, è in centrale: ritira la denuncia contro Mehmet, che riprende il distintivo. Al padre furioso spiega il perché con una frase che gela il salone: in carcere non ci andrà, perché non ha ucciso nessuno.

La canzone sull'Iran

Con un messaggio di sole emoji, Kerimşah convince Tahir che Farah vuole fare pace. Lui la porta quasi a forza nel locale appena comprato: partono dei musicisti nascosti, una melodia che parla dell'Iran, e Tahir si apre. Non si riconosce più nell'uomo di prima, dice, e le racconta il suo sogno: Kerimşah guarito che mangia un gelato al parco, Farah di nuovo medico, una casa con il giardino, un matrimonio vero. Lei ascolta con gli occhi lucidi, poi si libera dalle sue mani e va via in lacrime. A casa apre il fascicolo che Mehmet le ha consegnato: il riformatorio, e Sadullah Kara, sfregiato al volto con una catenina.

Le nozze di Gönül, fissate e disdette

Gönül lascia casa dopo una lite durissima con i genitori e chiede di dormire da Farah. Finiscono a spintoni: Farah le prende il telefono, la accusa di voler sposare l'assassino di Alp, arriva ad afferrare una ciabatta. Poi legge il messaggio di Kaan: le nozze sono per il giorno dopo. Insiste sul punto che conta — l'amica non è innamorata, insegue una rivincita contro chi l'ha ferita — e Gönül cede, confessando di aver sperato che qualcuno la fermasse. La mattina dopo dice a Kaan la verità: si era innamorata di «Emir», e quell'uomo non esiste. Lui incassa, poi torna indietro e le chiede di sposarlo un'altra volta, stavolta sul serio: lei lascia intendere di accettare.

L'agguato all'inaugurazione

La sera dell'apertura Bekir prenota un tavolo con un nome falso e il barista corrotto passa una pistola a un suo complice, che spara in aria e svuota la sala. Tahir lo blocca e lo picchia sotto gli occhi di Farah, poi raccoglie il telefono caduto, richiama l'ultimo numero e sente squillare il cellulare di Bekir. Lo fa trascinare in cucina e affila un coltello davanti a lui: è Farah, chiamandolo per nome, a riportarlo alla realtà. Sotto casa lei gli restituisce il fascicolo: ha letto di ossa rotte e di un volto sfigurato, ma non sarà un dossier a dirle chi è. Poi lo invita in ospedale, per la terapia di Kerimşah.

Chi ha ucciso Alp

Quelle pagine però riaccendono Tahir, che si presenta disarmato a casa di Mehmet e gli dà quello che voleva: Alp, il collega che considerava un fratello, per più di un anno ha informato l'organizzazione. Glielo prova con un video, e il commissario crolla in lacrime. In centrale Mehmet trova Sadullah Kara in cella, tre ergastoli e le cicatrici in faccia; poi lascia l'indagine e mostra al comandante il biglietto scritto dal collega: «agnello bianco, agnello nero». Il comandante non capisce, İlyas invece si irrigidisce. È lui: quella notte era nascosto nel locale con l'arma pronta, ha sparato ad Alp e ha fatto ricadere la colpa su Kaan.

Lo sparo in ospedale

Mentre aspettano notizie di Kerimşah, Tahir racconta a Farah il suo passato: il riformatorio, le violenze subite da bambino, la canzoncina crudele inventata contro di lui. Proprio allora Mehmet arriva in reparto con Sadullah, scortato da un agente. Il detenuto attacca a canticchiare quella canzone, Tahir gli salta alla gola e nella colluttazione Sadullah afferra la pistola dell'agente e spara: Kerimşah cade a terra. Il colpo ha preso il casco protettivo, il bambino è vivo per miracolo. Farah respinge Tahir e lo caccia: per lei non esiste più.

Dal 22 dicembre il pomeriggio si allunga: dalle 14:45 alle 16:25, e martedì 23 un extra in prima serata.

La serata precedente: Nozze sotto tiro. La prossima: Il colpo a vuoto. Tutto sulla serie in Io sono Farah, e gli orari nel calendario.

Il video della serata

Serie: Io sono Farah

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